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Il paese e il suo Santo

Sant'Eusanio Forconese e il suo Santo

Secondo la tradizione Eusanio, nato a Siponto (oggi Manfredonia, in Puglia) nella prima metà del III secolo, sin da giovane predicava la parola di Dio alle popolazioni di Puglia. Ordinato sacerdote, si sarebbe poi ritirato per sette anni in un eremo sul Monte Gargano. I suoi concittadini, testimoni di un prodigioso miracolo (egli aveva risuscitato Diocleziano, figlio di una ricca vedova, generosa verso i poveri), lo sollecitarono ad accettare l’episcopato della sua città natale, ma egli umilmente rifiutò, ritenendosi indegno. Per questo motivo, si allontanò da Siponto con il fratello Teodoro, con Diocleziano e con i suoi discepoli, e verso il 293 si recò nel territorio di Rieti e di Valva, predicando il Vangelo e operando miracoli. Giunse poi a Cinque Ville (attualmente Sant’Eusanio) presso Aveia (Fossa) in territorio forconese (ora aquilano), dove esisteva una chiesa dedicata alla Vergine Maria chiamata “Madonna delle Cinque Ville” (oggi “Madonna Sotterra”). Due donne, Gratola e Teodosia, che qui abitavano coltivando il campo adiacente alla chiesa, ospitarono per qualche giorno Eusanio e i suoi discepoli. Successivamente essi si diressero verso il monte Offidio presso l’odierna Bazzano, ritornarono a Rieti e si avviarono pellegrini verso Roma per venerare le tombe dei santi Apostoli Pietro e Paolo. In seguito ad una visione, i due fratelli si separarono: Teodoro si diresse a Gaeta, Eusanio e Diocleziano rientrarono nel territorio forconese, presso la chiesa della Madonna a Cinque Ville e si dedicarono all’evangelizzazione dei pagani.
Il governatore di Aveia, Prisco, informato dei miracoli e delle conversioni compiute da Eusanio, lo fece arrestare e flagellare, ma durante la notte fu miracolosamente liberato dalla prigione. Nuovamente arrestato e riportato ad Aveia, fu percosso, perché adorasse Giove e rinnegasse il cristianesimo. Eusanio non cedette, anzi, dopo una preghiera, frantumò l’idolo di Giove. Infuriato, Prisco lo fece riportare in carcere e ordinò che si preparassero orribili tormenti. Ma nella notte, l’angelo del Signore, per la seconda volta, lo sciolse dai lacci e gli profetizzò che il giorno seguente Prisco sarebbe stato rapito dai demoni; sua moglie Trifonia con i figli Quirillo ed Eleuteria e il popolo si sarebbero convertiti: tutto si realizzò perfettamente. Prisco, preso da quattro demoni e portato sulla cima del monte, non ricomparve più; la moglie e i figli liberarono il santo, gli chiesero perdono e furono battezzati con trecento persone.
Eusanio visse ancora un anno, convertendo tutto il popolo di Aveia e compiendo vari prodigi. Ammalatosi, il 9 luglio dell'anno 300 morì e fu sepolto nella chiesa della Vergine Maria a Cinque Ville sotto l’altare maggiore.
Dopo dieci anni, il re Gersone, amico di Prisco, discese dal castello di monte Cerro, distrusse la chiesa della Madonna, catturò Diocleziano, Teodosia e Gratola, ordinò che, con pietre legate al collo, fossero precipitati dal monte Cerro: così essi subirono il martirio. Dopo undici mesi e venticinque giorni, il popolo di Siponto e di altre città vennero per riprendere il corpo del santo, previo un generoso pagamento in oro, argento e vestiti. Ma gli abitanti del paese dove egli era sepolto si opposero, e dopo tre giorni lo stesso santo, apparendo ai vescovi presenti, richiese loro che il suo corpo rimanesse in territorio forconese e che tutti i donativi fossero destinati alla costruzione di una basilica vicinissima al luogo ove giaceva il suo sepolcro: tutti eseguirono volentieri i desideri del santo.
È difficile stabilire il periodo in cui è vissuto Eusanio. Non pare probabile collocarlo alla fine del III secolo, al tempo dell’imperatore Massimiano, come affermerebbe tradizione; pare più verosimile considerare Eusanio come un missionario itinerante, che nel corso del V o VI secolo evangelizzò le campagne dell’antica provincia Valeria, soprattutto nell'area abitata dai Vestini (nel territorio dell’attuale L’Aquila). Dopo la sua morte egli fu venerato come santo sia nei luoghi ove aveva peregrinato da vivo, sia soprattutto ove si trovava il suo sepolcro, nell’odierno Sant’Eusanio Forconese.
Secondo la tradizione, il corpo di Sant’Eusanio sarebbe stato sepolto appunto sotto l’altare maggiore della chiesa di Santa Maria di Cinque Ville, poi, intorno al primo decennio del IV secolo sarebbe stata edificata una basilica in suo onore e ivi ne furono trasportate le reliquie. Però a causa delle persecuzioni, la basilica sarebbe stata abbattuta e poi, dopo la libertà religiosa accordata da Costantino nel 313, sarebbe stata riedificata. In realtà forse è storicamente più probabile che, pur essendovi un primitivo edificio chiesastico (nel quale fu sepolto originariamente il santo), la basilica sia stata costruita verso il VII secolo: il corpo di Sant’Eusanio sarebbe stato riposto nella cripta.
Alla primitiva chiesa sarebbe stata addossata una badia di monaci Basiliani e, dopo la loro scomparsa, questa sarebbe passata sotto il dominio del celebre monastero di Farfa. Dopo lo sperperamento dei beni posseduti dall’abbazia di Farfa entro i confini della diocesi di Forcona, i vescovi forconesi rivendicarono per sé i possessi della chiesa di Sant’Eusanio, adducendo un discusso Diploma di Ottone il Grande, che nel 956 avrebbe donati i numerosi beni al vescovo forconese Ceso.
Il 7 novembre del 1198 il vescovo Odorisio dà nuovo impulso al culto di Sant’Eusanio, ricostruendo la basilica e dedicandola appunto a questo santo (mentre precedentemente questa era chiamata di San Pietro) e riponendone il corpo in un’ampia cripta. La struttura di questa basilica nel suo impianto originario è stata conservata lungo i secoli, nonostante i successivi restauri.
La chiesa fu distrutta nel terremoto del 27 novembre 1461 e poi ricostruita nel 1468 per ordine del vescovo Amico Agnifili. Poi il 27 giugno 1664, il vescovo De Angelis trova sotto la statua di san Nicola una pergamena scritta in caratteri longobardi, che conteneva il documento della consacrazione della basilica, e tre codici, che narravano la vita del santo. Il 12 maggio 1748, il vescovo aquilano mons. Giuseppe Coppola - che aveva la prepositura di Sant’Eusanio - rinvenne le ossa di Sant’Eusanio sotto l’altare maggiore della cripta della chiesa parrocchiale. Le ripose in un nuovo altare, costruito al posto di quello precedente, e fece porre un’iscrizione a ricordo dell’avvenimento, sopra l’antica urna di pietra che aveva custodito le ossa nei secoli antecedenti.
Successivi interventi sulla chiesa si ebbero nel 1770, quando Gasbarre Dragonetti la restaurò dopo il terremoto del 2 febbraio 1703, che l’aveva parzialmente danneggiata. Inoltre dal 1971 al 1988 la chiesa fu restaurata dalla Sovrintendenza alle Belle Arti, con vari interventi miranti a riportarla al profilo e alla struttura originaria, eliminando appesantimenti e aggiunte che ne alteravano la linea.
Infine nel mese di dicembre del 2004 è stato realizzato un nuovo altare maggiore utilizzando pietre e parti di marmo artisticamente pregevoli provenienti da un preesistente altare seicentesco un tempo ubicato nella sottostante cripta.


 M. Maritano, S. Eusanio e la Diocesi Forconese nel I millennio della storia della Chiesa Cfr.2003, pp.2-11.

 Infatti, secondo l'analisi dei materiali di spoglio della facciata la costruzione si farebbe risalire tra il VII e il IX secolo

  G. Mons. Coppola, Relazione dello scoprimento del Corpo e degli Atti antichi del glorioso sacerdote e martire S. Eusanio, 1749.