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Le leggende

Le leggende di Sant'Eusanio Forconese

Nel paese sono principalmente due le leggende che si narrano: una riguarda il santo patrono Sant’Eusanio e l’altra Monte Cerro.
Sant’Eusanio, come si evince anche dalla storia, non è un nato nel paese ma era di origini pugliesi. Stabilitosi a Sant’Eusanio Forconese per evangelizzare i pagani, morì il 9 luglio del 300 e fu sepolto nella chiesa della Vergine Maria a Cinque Ville (attuale Madonna Sotterra) sotto l’altare maggiore. Proprio a proposito delle sue ossa si narra che, alcuni anni dopo la morte del Santo, queste furono rivendicate dagli abitanti del suo luogo natio, i quali si recarono a Cinque Ville (nome originario di Sant’Eusanio Forconese) su un carro trainato da due buoi. Giunti davanti alla basilica edificata in onore del santo, gli stessi caricarono le ossa sul carro ma i buoi si inginocchiarono e si rifiutarono di ripartire così le ossa rimasero, e lo sono tutt’ora, custodite nella cripta della basilica (vedi foto in appendice n.24 e n.25). A ricordo di questo episodio, furono scolpiti due buoi sul portale della chiesa.
In alcune guide turistiche e libri d’arte si fa cenno alla presenza, nella basilica ed in particolare nella cripta, di pietra con un buco nel centro che avrebbe il potere di alleviare o addirittura togliere il mal di testa. Quale sia questa pietra non è ben chiaro ma sembra possa trattarsi di una pietra rettangolare con un arco nel mezzo che originariamente costituiva il blocco centrale di un altare maggiore (il foro sarebbe pertanto l’apertura del tabernacolo) e che nel 2005 è stata utilizzata per realizzare il nuovo altare centrale della basilica.
La particolare forma arrotondata di Monte Cerro, così dissimile dalle aspre montagne circostanti e la sua posizione strategica che, nonostante le modeste dimensioni, lo rende visibile sia dal Gran Sasso che da Monte Ocre, hanno dato vita ad una bella leggenda sulla sua formazione. Si racconta, infatti, che in origine fosse un immenso mucchio di grano di proprietà di un ricco signore del passato. L’annata quell’anno era stata particolarmente buona e il riccone si beava davanti alla vista del suo monte di grano. Al fortunato possidente si presentò un mendicante vestito miseramente a chiedere un po’ di carità, ma il signore, attaccato avidamente alle sue ricchezze, si rifiutò. Il mendicante non era altro che Gesù sotto mentite spoglie, il quale per  punire l’egoismo del ricco trasformò il grano in sassi. A testimonianza di ciò si dice che «Sopra ci sta ancora u mezzitt’’ retrattate!». (Sopra c’è ancora il mezzetto ritratto).


 Vedi in APPENDICE foto 15 e 16.

 U mezzitt’ era un contenitore cilindrico in legno, di grandezza standard, utilizzato come unità di misura per il grano. I proprietari terrieri chiedevano ai nostri contadini il pagamento degli affitti in natura, e secondo l’accordo u mezzitt’ poteva essere colmo o raso. Se era raso, sopra al contenitore veniva passato un matterello, se era colmo il recipiente doveva essere riempito al massimo della sua capacità di contenimento.