Giovedì 14 Dic 2017
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Casentino

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Sant'Eusanio Forconese - Veduta

Sant'Eusanio Forconese - Veduta

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Sant'Eusanio Forconese

Sant'Eusanio Forconese

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Le origini

Le origini di Sant'Eusanio Forconese

La Media Valle dell’Aterno individua un’area omogenea, dalle caratteristiche geografiche ed antropologiche coerenti, all’interno della quale il medio corso del fiume Aterno ha rappresentato nel tempo un luogo di aggregazione e comunicazione.
In epoca preromana la Valle dell’Aterno è occupata dai Vestini e in parte dai Sabini, popolazioni italiche di ceppo osco-umbro appartenenti al sottogruppo sabellico. Il confine tra i territori dei due insediamenti è individuabile a ovest del fiume Aterno tra le alture di Pianola e il monte San Franco. A loro volta i Vestini erano suddivisi dalla barriera del Gran Sasso (denominato Fiscellus Mons) in Transmontani (appartenenti alla zona che si apriva sul mare Adriatico) e Cismontani (della zona più interna). La Media Valle dell’Aterno è pertanto inquadrabile nell’area cismontana del territorio vestino; se inizialmente la popolazione non si concentrava in grossi centri ma si distribuiva nel territorio in piccoli villaggi (vici) organizzati amministrativamente in pagi (all’interno di veri Stati repubblicani dei Vestini, detti toutas), con l’inglobamento nello stato romano - avvenuto intorno al 290 a.C. - si svilupparono alcune città tra cui Furcona, Peltuinum e Aveia (l’attuale Fossa). Rispetto agli insediamenti vestini, Roma avvierà un lento processo di omologazione tale da evitarne la partecipazione alla guerra sociale del 92-90 a.C. (sostenuta al contrario da Peligni e Marsi), e nel 27 a.C. l’intera area sarà inserita nella IV Regione d’Italia. In epoca romana il centro abitato di Sant’Eusanio, di origini certamente precedenti, prese il nome di Cinque Ville dai cinque piccoli agglomerati urbani che ne componevano il territorio.
Per quanto riguarda Aveia, centro più importante della zona, l’area di ubicazione della città, insignita del titolo di civitas, è individuabile a valle dell’attuale Fossa. Divenuta dapprima praefectura, fino al III secolo, poi municipium, la decadenza di Aveia avviene attorno al IV secolo, sia per lo spostamento verso la costa degli interessi di Roma, sia per i frequenti straripamenti dell’Aterno che portavano all’impaludamento della valle. Nel VI secolo inoltre il territorio subì le invasione longobarde che causarono un progressivo spopolamento. Aveia continuerà a indicare il nome della diocesi. A questa prima denominazione succederà ben presto quella di Forcona, insediamento vicino ad Aveia (Furcona) e forse di sua pertinenza come luogo residenziale (si è ipotizzato vi fossero balnea di Aveia, a conferma della denominazione attuale di Civita di Bagno).
La storia dei secoli successivi è pertanto anche la storia della Diocesi di Forcona, città citata nel 576 da Paolo Diacono come unica città importante nel territorio vestino; il primo vescovo di cui abbiamo notizia è “Florus exigus Episcopus sancte Furconensis Ecclesiae”, presente nel 680 al Concilio Ecumenico di Costantinopoli sotto papa Agatone (solo nel 936 si avrà la citazione, nel Chronicon Farfense, del nome della cattedrale di Forcona come “episcopium Sancti Maximi”).
Nel corso del VI secolo avviene l’occupazione longobarda, con l’inglobamento di quest’area nel Ducato di Spoleto, e la creazione di sette Gastaldati tra cui quello di Forcona. La conquista della regione ad opera di Ariulfo aveva peraltro provocato la distruzione di alcune città i cui abitanti si erano trovati costretti a rifugiarsi sulle montagne circostanti. Nel 962 Ottone I di Sassonia, venuto in Italia, ottenuta da Giovanni XII la dignità imperiale, aveva aggiunto alle precedenti donazioni di Pipino e Carlo Magno i Contadi di Amitemum e Forcona tra i territori di pertinenza papale. Questa donazione sarà impugnata da Federico II di Svevia il quale, a seguito della seconda scomunica del 1239 da parte di papa Gregorio IX, tenderà all’eliminazione delle città di Amiterno e di Forcona quali simboli della sovranità papale: secondo l’ipotesi del Franchi, è questa una delle ragioni della fondazione, iniziata nel 1245, della città dell’Aquila, la quale avrebbe dovuto riunire a sé le terre e i castelli circostanti. Il cronista Buccio di Ranallo intende invece la data di fondazione dell’Aquila (1254) in concomitanza con il trasferimento della sede della diocesi di Forcona (1257), avvenuta per Bolla di Alessandro IV sotto il vescovato di Bernardo da Padula che fu l’ultimo vescovo di Forcona e il primo dell’Aquila.
L’Aquila verrà distrutta da Manfredi nel 1258 e sarà il nuovo dominatore Carlo I d’Angiò che, appena sconfitto Manfredi nella battaglia di Benevento (1266), ne favorirà la ricostruzione. È in questo contesto che il ruolo dei castelli della Valle dell’Aterno si rivela determinante nella costruzione della nuova città, poiché la sua suddivisione in “locali” prevede l’occupazione degli abitanti dei castelli a patto che questi ultimi vengano soppressi. Sarà questa la sorte di molti, ad eccezione di alcuni, come il castello di Ocre, risparmiato perché ritenuto fondamentale nella strategia difensiva.
Nel contesto storico-politico dell’incastellamento si affermano nuove signorie, come quella dei Barile, intorno al 1180: nata in seno longobardo come “cognominazione” dalla terra posseduta, controllava i territori dell’attuale comune di Villa Sant’Angelo con la frazione di Tussillo, di Casentino (attuale frazione del comune di Sant’Eusanio Forconese) e di Fontavignone (attuale frazione del comune di Rocca di Mezzo). Prove dell’esistenza del castello dei Barile sono rintracciabili nel Diploma di Carlo II d’Angiò del 1294 dove sono altresì menzionate Ocre, Fossa, Sant’Eusanio, Barile con le Ville (Bariles cum villis), Stiffe (Stiffia) e la Terra Sinitiensis che comprendeva San Demetrio, Linizzo e Prata. La famiglia dei Barile si sposterà gradualmente a Napoli e verso la fine del Quattrocento estinguerà la sua presenza in Abruzzo, mentre il castello sarà sottomesso alla giurisdizione aquilana.
In questa fase, il castello di Sant’Eusanio, grazie alla particolare ubicazione del Monte Cerro nel mezzo della valle, fungeva da valido appoggio per il castello di Ocre - principale avamposto della città dell’Aquila -, moltiplicando i collegamenti ottici con i borghi fortificati sul versante orientale della stessa valle (Petogna, Poggio Picenze, Barsciano, ecc.).
Nel quadro di un secolare rapporto conflittuale tra la città di L’Aquila e il Contado, si inseriscono inoltre alcuni provvedimenti, durante il Viceregno Spagnolo, che tesero a escludere la città dal controllo del territorio, come il provvedimento del 1529 che stabiliva l’estromissione di L’Aquila dalla riscossione delle imposte dalle varie terre, le quali sarebbero state concesse in feudo a capitani spagnoli: in particolare Sant’Eusanio Forconese andrà a Martin Montanyes insieme a Villa Sant’Angelo e Casentino, Tussillo a Rodrigo Penyalosa, Fossa e Fontavignone a Diego Perez. Ma questo controllo militare durerà poco, in quanto la Corona spagnola si trovò costretta a rivendere i feudi a beneficiari individuati tra la nobiltà aquilana e romana.
Con l’occupazione napoleonica i vari borghi, abolita la feudalità, vengono inseriti nel Circondario di San Demetrio, e col ritorno della Corona borbonica nel 1814 questa struttura amministrativa resterà e San Demetrio sarà trasformato in Comune. Con l’Unificazione italiana ogni comune avrà la sua autonomia, fatta salva la parentesi fascista in cui essi saranno riaccorpati a San Demetrio (fino al 1954) .
La storia di Sant’Eusanio, così come quella di altri paesi della Media Valle dell’Aterno, non può però esaurirsi con le vicende sociali e politiche; uno spazio di rilievo merita l’aspetto religioso che permea la vita di questi centri e lascia tracce visibili anche nell’architettura. In particolare, per quanto riguarda Sant’Eusanio, è il toponimo stesso (di evidente origine agionimica cui si aggiunse la specificazione Forconese - dal nome di Forcona - con R. D. 21.IV.1863 n. 1273) a sottolineare il marchio profondo lasciato dal Martire giunto ad evangelizzare queste terre nei primi secoli del Cristianesimo (V-VI).

 


 Nel 1061 avrà inizio la dominazione normanna e la diocesi di Forcona terminerà di appartenere al ducato di Spoleto.

 A Sant’Eusanio viene assegnata la zona circostante Piazza San Marco, dove attualmente si trova un vicolo denominato appunto “Vico Sant’Eusanio”.

 Esso stabiliva di tassare non più i castelli che dipendevano dall’Aquila, ma la città, la quale si sarebbe rivalsa sui suoi feudi.

 Si tratta di un “castello-recinto”, costruito nell’invaso di una dolina carsica, sulla sommità del Monte Cerro, circondato da un perimetro quadrangolare di mura che connettono quattro torri di diversa tipologia, a pianta rettangolare o quadrata. Oltre la cinta muraria sporge il volume di una piccola Chiesa dedicata alla Madonna detta appunto “del Castello” di cui si celebra la festa ogni anno nella prima domenica di agosto. All’interno si trova una cisterna, dove tuttora affiora dell’acqua potabile, il che fa pensare che il castello fosse abitabile anche per lunghi periodi. Tuttavia esso non doveva essere abitato stabilmente, almeno agli inizi del XVI secolo, ma usato solo per ragioni difensive.

 Principalmente ai Colonna che possedettero tutti questi territori, per poi passarli tra Sei e Settecento ai Barberini che furono Signori di Sant’Eusanio dal 1663.

  E. Santangelo, Castelli e tesori d’arte della Media Valle dell’Aterno, Pescara, Carsa Edizioni. 2002, pp.11-15, 130-137.

 E. Giammarco, Grammatica delle parlate d’Abruzzo e Molise, Pescara, Istituto Artigianelli Abruzzesi. e G. Gasca Queirazza - C. Marcato - G. B. Pellegrini - G. Petrocco Sicardi - A. Rossebastiano, Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Torino, UTET, 1990.

 



 

Ultime notizie

Il paese

Sant'Eusanio Forconese

Piccolo e suggestivo borgo di circa 410 abitanti (popolazione comunale), situato nella valle del vicino fiume Aterno ed immerso in un grandioso scenario naturale.
Sulla sommità del colle che domina Sant'Eusanio Forconese (591 m. slm.) fu edificato, probabilmente tra il XII e il XIII secolo, il Recinto fortificato o castello, con l'annessa della Madonna del Castello, che è ben visibile anche a parecchi chilometri di distanza.

Il territorio

Il territorio di Sant'Eusanio Forconese

«Chi, partendo dalla stazione ferroviaria dell’Aquila degli Abruzzi, scende in quella non lontana di San Demetrio ne’ Vestini, vede a destra una comoda strada carrozzabile, che prima si stende diritta in mezzo ad ubertosi campi irrigati dalle limpide acque dell’Aterno, e poi mollemente serpeggia fra ricchi vigneti per un dolce declivio, alla cui sommità siede il così piccolo come grazioso villaggio di Sant’Eusanio Forconese.» Domenico Grottini 1

Il comune di Sant’Eusanio Forconese in provincia di L’Aquila si trova nella media valle dell’Aterno a circa 18 Km di distanza del capoluogo in direzione sud-est. Ha una superficie di 7,97 Km2 con un’altezza sul livello del mare di 591m. La temperatura minima dei mesi invernali è di circa -16°, mentre la media estiva si mantiene intorno ai 22° C cioè come quella delle migliori stazioni climatiche.
Il comune di Sant’Eusanio Forconese si compone di due centri abitati: Sant’Eusanio Forconese e Casentino.
Il centro principale è Sant’Eusanio Forconese, sede della gran parte dei servizi offerti alla popolazione. Esso è situato alle pendici di Monte Cerro2.
Casentino, il cui nucleo abitativo ha la caratteristica forma semicircolare da cui il simpatico epiteto dialettale “Casentino fatt’ a serrecchia” (Casentino fatto a forma di falcetto), si inerpica lungo una costa boscosa che si staglia sullo sfondo imponente di Monte Cagno. Sulla parete si scorgono rovine di un’antica strutture di avvistamento detta “Muro Murato”, in diretto collegamento visivo con il monastero di Santo Spirito (forse ex fortilizio italico, oggi comune di Ocre) da una parte e con Barili (attuale Villa Sant’Angelo) dall’altra.

 


 

1 D. Grottini, Sant’Eusanio Forconese sec. XII, S. l., s. n., 1991 pag. 5.

 2 Il nome del monte deriverebbe dal latino CĔRRU(M) > ‘cèrro’ (albero del genere Quercia, con foglie oblunghe e frutti a ghianda, che cresce nei boschi dell’Europa meridionale) ma risulterebbe, secondo Giammarco 1990, «privo di connessioni attendibili».

Visto da varie altitudini, e dal Gran Sasso e da Monte Ocre, nonostante le sue modeste dimensioni, il Monte Cerro, alto circa m 756, è sempre individuabile dato che si erge su una bella piana alluvionale ai piedi del paese. Sarà per la sua forma arrotondata, così dissimile dalle aspre montagne circostanti, Cerro ha dato vita ad una bella leggenda sulla sua formazione.



Il turismo

Il turismo a Sant'Eusanio Forconese

Dal punto di vista turistico il paese è meta di un discreto flusso turistico composto da avventori occasionali (famiglie o appassionati, esperti di arte e storia) ma anche da gruppi organizzati che si recano in zona richiamati da bellezze naturali e artistiche e storiche.
L’intera Media Valle dell’Aterno offre un gran numero di piccoli borghi medievali dall’aspetto sobrio e poco appariscente, ma ricchi di interessanti testimonianze dell’arte sacra e dell’arte militare che per secoli hanno realizzato le massime espressioni dell’edilizia pubblica: castelli e chiese. I primi per la salvezza dai nemici, le seconde per la salvezza delle anime. Sant’Eusanio Forconese è appunto uno di questi borghi che racchiude interessanti esempi di entrambe le tipologie, ma in particolare la splendida chiesa dedicata a Sant’Eusanio Martire.
Si devono alle memorie di un autore settecentesco le informazioni che abbiamo sulla leggenda della persecuzione, avvenuta a metà del III secolo d.c., del predicatore cristiano Eusanio da parte di Prisco, governatore romano di Aveia. Dopo il martirio il Santo fu tumulato nel luogo in cui sarebbe sorta la prima chiesa, nel 311. L’edificio sarà tuttavia ricostruito del tutto a partire dal 1198 e consacrato dal vescovo di Forcona Odorisio; poi ulteriormente modificato nei secoli XV e XVII, e infine nel 1770 per riparare i danni del rovinoso terremoto del 1703. Nel 1971 l’allora Soprintendente ai monumenti Moretti promosse lavori per liberare le strutture medievali dagli arredi barocchi, e venne così fuori l’interno nelle sue prime forme romaniche.
Sant’Eusanio si caratterizza infatti per l’interno a tre navate che culmina in uno spazio rialzato, detto presbiterio, e termina poi in fondo con tre absidi. La cripta è caratterizzata da una maglia fitta di colonnine e di pilastrini. La facciata risale al primo Trecento; nel portale si riconoscono diversi rifacimenti e solo l’archivolto decorato con grandi girali di acanto è da ritenere originale del Duecento.
La lunga serie di restauri, finita nel 1988, ha aiutato gli studiosi a conoscere meglio le pitture della chiesa, poiché ha riportato alla luce vari tratti di affreschi del Quattrocento e del Cinquecento prima coperti da intonaci. L’ultimo scoperto è La Crocifissione e Santi, nella nicchia ad ogiva che si incontra subito sulla sinistra entrando, che nasconde un piccolo mistero su chi siano i tre santi raffigurati in basso: se per la terza figura si tratta di Sant’Eusanio, rappresentato con la veste tipica dei diaconi protomartiri e l’attributo della “coratella”, la Santa che regge una torre e la stessa Santa Caterina d’Alessandria di sinistra sono state interpretate localmente come le sorelle del Santo.
Il successivo affresco di Madonna in trono con Santi, non troppo ben conservato, presenta nella parte alta una Risurrezione, e risale alla metà del XVI secolo, opera del cosiddetto “Maestro del 1557”, un nome dato a questo ignoto artista in riferimento ad una tavola così datata che si trova nella chiesa della Trinità di Popoli. Lo stesso anonimo Maestro dipinse La Natività e il Sant’Antonio da Padova di Sant’Eusanio.

Dal punto di vista turistico il paese è meta di un discreto flusso turistico composto da avventori occasionali (famiglie o appassionati, esperti di arte e storia) ma anche da gruppi organizzati che si recano in zona richiamati da bellezze naturali e artistiche e storiche.
L’intera Media Valle dell’Aterno offre un gran numero di piccoli borghi medievali dall’aspetto sobrio e poco appariscente, ma ricchi di interessanti testimonianze dell’arte sacra e dell’arte militare che per secoli hanno realizzato le massime espressioni dell’edilizia pubblica: castelli e chiese. I primi per la salvezza dai nemici, le seconde per la salvezza delle anime. Sant’Eusanio Forconese è appunto uno di questi borghi che racchiude interessanti esempi di entrambe le tipologie, ma in particolare la splendida chiesa dedicata a Sant’Eusanio Martire.
Si devono alle memorie di un autore settecentesco le informazioni che abbiamo sulla leggenda della persecuzione, avvenuta a metà del III secolo d.c., del predicatore cristiano Eusanio da parte di Prisco, governatore romano di Aveia. Dopo il martirio il Santo fu tumulato nel luogo in cui sarebbe sorta la prima chiesa, nel 311. L’edificio sarà tuttavia ricostruito del tutto a partire dal 1198 e consacrato dal vescovo di Forcona Odorisio; poi ulteriormente modificato nei secoli XV e XVII, e infine nel 1770 per riparare i danni del rovinoso terremoto del 1703. Nel 1971 l’allora Soprintendente ai monumenti Moretti promosse lavori per liberare le strutture medievali dagli arredi barocchi, e venne così fuori l’interno nelle sue prime forme romaniche.
Sant’Eusanio si caratterizza infatti per l’interno a tre navate che culmina in uno spazio rialzato, detto presbiterio, e termina poi in fondo con tre absidi. La cripta è caratterizzata da una maglia fitta di colonnine e di pilastrini. La facciata risale al primo Trecento; nel portale si riconoscono diversi rifacimenti e solo l’archivolto decorato con grandi girali di acanto è da ritenere originale del Duecento.
La lunga serie di restauri, finita nel 1988, ha aiutato gli studiosi a conoscere meglio le pitture della chiesa, poiché ha riportato alla luce vari tratti di affreschi del Quattrocento e del Cinquecento prima coperti da intonaci. L’ultimo scoperto è La Crocifissione e Santi, nella nicchia ad ogiva che si incontra subito sulla sinistra entrando, che nasconde un piccolo mistero su chi siano i tre santi raffigurati in basso: se per la terza figura si tratta di Sant’Eusanio, rappresentato con la veste tipica dei diaconi protomartiri e l’attributo della “coratella”, la Santa che regge una torre e la stessa Santa Caterina d’Alessandria di sinistra sono state interpretate localmente come le sorelle del Santo.
Il successivo affresco di Madonna in trono con Santi, non troppo ben conservato, presenta nella parte alta una Risurrezione, e risale alla metà del XVI secolo, opera del cosiddetto “Maestro del 1557”, un nome dato a questo ignoto artista in riferimento ad una tavola così datata che si trova nella chiesa della Trinità di Popoli. Lo stesso anonimo Maestro dipinse La Natività e il Sant’Antonio da Padova di Sant’Eusanio.
Più avanti, sull’altare, si trova un’anonima Deposizione della fine del Cinquecento, mentre di Giovanni Paolo Mausonio, pittore della cerchia di Pompeo Cesura, è invece La Trinità e Santi nota come “Empireo”, firmata e datata 1593. Altri affreschi sono quelli dell’abside destra, dove si distinguono un’Annunciazione in alto e varie figure di Santi in basso, sembra anche essi opera di quel “Sebastiano” che firma nel 1486 l’Annunciazione nella chiesa di Santa Maria ad Cryptas di Fossa. Alla bottega di questo misterioso “Sebastiano” sono ancora da collegare i frammenti di affreschi della cripta raffiguranti gli Evangelisti Marco e Luca e Santo Stefano.
Una bella Madonna del Rosario sull’altare di destra è opera di Giulio Cesare Bedeschini, pittore rilevante del primo Seicento aquilano. Sopra la porta di ingresso campeggia il bell’organo barocco firmato da Adriano Fedri (1772), organaro di fama i cui capolavori ornano le chiese di molti centri abruzzesi come Loreto Aprutino o Atri.



Lo stemma

Lo stemma di Sant'Eusanio Forconese

Lo stemma del comune di Sant'Eusanio Forconese è l’unione tra i due antichi stemmi di S.Eusanio e di Casentino: uno scudo tagliato verticalmente; nella metà sinistra a sfondo blu è posta l’effigie del santo (S.Eusanio)1; la parte destra, divisa a metà orizzontalmente, contiene nella parte superiore una stella dorata su sfondo verde, mentre nella parte inferiore è sistemato il barile su sfondo rosso, simboli questi della baronia di Barile che comprendeva le ville di Casentino, Terranera, Fonteavignone, Tussillo e Stiffe dal 1272. Tale stemma è stato adottato nel 1998 su proposta dell’allora sindaco ing. Mahmoud (Mimmo) Srour.

Le chiese

Le chiese di Sant'Eusanio Forconse

Innanzitutto va specificato che nel comune di Sant’Eusanio Forconese vi sono due parrocchie che si dividono il territorio in perfetta coincidenza con la suddivisione amministrativa, l’una, quella di Sant’Eusanio Martire in Sant’Eusanio Forconese, l’altra, di S. Giovanni Evangelista in Casentino.
Per entrambe le parrocchie è presente un solo parroco Can. Wieslaw Dabrowski insediatosi nel mese di dicembre 2007.
Nel comune si possono evidenziare quattro luoghi di culto:
1.    la Basilica di Sant’Eusanio Martire, chiesa parrocchiale in cui si svolge la gran parte delle celebrazioni;
2.    la Chiesa della Madonna Sotterra, situata nei pressi del cimitero ed utilizzata solo nel mese di novembre ed in altre rare occasioni;
3.    la Chiesa della Madonna del Castello, sulla cima di Monte Cerro in cui viene celebrata la S. Messa nel mese di Agosto in onore della Madonna del Castello che si festeggia, appunto, la prima domenica di Agosto (cfr. paragrafo 4.7.3 Feste);
4.    la Chiesa di San Giovanni Evangelista in Casentino, ricca di pregevoli tele e di una cinquecentesca statua in terracotta della Madonna adorante il Bambino.


 Da sempre il Santo è presente nello stemma del comune cfr. APPENDICE pag. 52.

 

 La chiesa della Madonna della Pietà, posta all’ingresso est del paese di Sant’Eusanio Forconese e attualmente sconsacrata ed utilizzata per manifestazioni di vario genere (concerti, conferenze, incontri, ecc.). Cfr. foto 17 - 18 in appendice.